20071217

Il cibo nell'Era delle Gabelle

Volessimo continuare l’argomento precedente nessun tema sarebbe così ricco come quello del titolo: il panino. Il panino imbottito si intende, con tutte le sue varianti italiane: di gusto, di preparazione, di ingredienti e anche di ingegno. Il panino, un pane tagliato a metà, sostituisce il piatto di ceramica, da noi contiene ormai lo stesso cibo che di solito ci arriva in tavola in maniera tradizionale, arrosto, bistecca, milanese, frittata e altre mille varianti. Non mancano nemmeno due foglie di insalata e le salsine piccanti. Per giunta il panino/supporto per pietanze è commestibile, non va lavato, non si rompe e costa quanto un piatto di plastica; paradosso finale, sostituisce il pane che in trattoria ci danno nel cestino. Il panino imbottito risolve il problema del pranzo per chi non vuole o non può sottostare, nell’Era delle Gabelle, alle richieste economiche dei locali produttori di cibo tradizionale. Il panino imbottito risolve il problema di chi non ha tempo, in pochi minuti uno se la cava ed ha l’impressione di avere guadagnato un’ora della sua giornata. Il panino imbottito è una scelta attuale, piena di giustificazioni, nessuno se ne vergogna più. Il Padrone Abile permette, per innaffiare il cibo asciutto, di scegliere tra vini pregiati, versati a bicchiere, che gratificano il cliente e contemporaneamente lo riscattano da una scelta di chiara economia.
L’Era delle Gabelle ci
ha portato a cambiare abitudini, ad assomigliare sempre di più all’americano medio che vedevamo al cinema farsi un paio di tramezzini al posto della vecchia sana bistecca. Il tutto va naturalmente a scapito della comodità. Pochi minuti in piedi o appollaiati su uno sgabello e poi via, per lasciare il posto al cliente successivo perché la macchina del panino ha tempi ristretti e spazio limitato. Una macchina efficiente, utilizzata da gente che lavora, gente che deve fare i conti col tempo o col denaro, una soluzione che funziona solo nelle grosse città, dove la gente lavora sufficientemente lontano da casa perché non le convenga ritornarci per pochi minuti. Costerebbe troppo farlo anche solo in termini di tensione. Col panino si eliminano i tempi morti dell’andata e del ritorno, i contrattempi inevitabili del caos dell’ora di punta, i piccoli problemi familiari che tornano a galla, la seccatura di dovere poi interrompereuna situazione confortevole per tornare al lavoro. Col panino si rimane in mezzo alla gente, si vedono nuove facce, se ne riconoscono altre, si parla, si ride, ci si distrae. E lo stomaco? Lo stomaco si abitua, si sfatano vecchi preconcetti e ci si abitua al fatto che quello che faceva male una volta fa molto meno male oggi, che sopportiamo meglio ritmi e schemi che in passato ci avrebbero preoccupato, le nostre difese sono aumentate e siamo diventati più forti.
C’è nell’aria una sensazione di precarietà che ci impedisce di prendere sul serio la possibilità di una gastrite, c’è il rischio che il futuro ci riserbi qualcosa di più grave e allora possiamo sorridere di un mucchio di precauzioni del passato che a null’altro erano servite se non a limitarci nei piccoli piaceri quotidiani. L’incertezza ci fa vivere in un clima di grandi paure che ci permettono di vincere con facilità quelle piccole: il panino tuttalpiù ci potrà far venire l’ulcera.

Indice

Nessun commento: